Archeologia militare e industriale

Ospedale da campo 045

Fin dall’inizio del conflitto, nella retrovia del fronte viene creata un’imponente rete di ospedali contumaciali, territoriali e depositi convalescenziari.
Nel territorio comunale di Cordovado è documentata la presenza dell’ospedale da campo 045 della III° Armata, dipendente dall’ Ospedale generale militare di Verona, in particolare con funzioni di “convalescenziario”.
Nel 1917 l’ospedale da campo 045 risulta dislocato in vari edifici: il comando e il 1° reparto, con 540 letti (infermeria d’Armata), in frazione Suzzolins (villa Lena, già Aliprandi-Fedeli); il 2° reparto, con 200 letti, nell’area del castello medioevale (palazzo Agricola); il 3° reparto, con 220 letti, in frazione Saccudello (villa Curtis Vadi, già Zannier-Variola); il 4° reparto, con 110 letti, in località Madonna di Campagna (chiesa e complesso dell’ex conventino di S. Maria di Campagna, proprietà Benvenuto, già Zanardini-Freschi). In questa ultima località, dall’ottobre 1916, funziona il “convalescenziario” del Centro psichiatrico e neurologico d’armata di S. Giorgio di Nogaro.
Il 5° reparto, con 400 letti, è accantonato, invece, a Ramuscello di Sesto al Reghena in villa Attimis-Freschi.

Tutta la struttura sanitaria conta, quindi, un totale di circa 1500 posti letto.

Durante l’invasione, a seguito della rotta di Caporetto, parte della struttura è utilizzata allo stesso scopo dalle truppe austro-ungariche. Oltre a Madonna di Campagna, a Suzzolins è documentata la presenza del “Kuk-Feldspital n.1001”.

Dislocazioni dell’ospedale 045
Oderzo (maggio-giugno 1915), Portogruaro (luglio-agosto 1915), Cordovado (da settembre 1915 a settembre 1917), Baricetta di Adria, Rovigo (da febbraio 1918 a fine guerra).

Itinerario di visita
Villa Attimis-Freschi (Ramuscello di Sesto al Reghena), S. Maria di Campagna (località Madonna di Campagna di Cordovado), Villa Curtis Vadi (frazione Saccudello di Cordovado), Palazzo Agricola ( Castello di Cordovado), Villa Lena (frazione Suzzolins di Cordovado).
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Ex Caserma 58° gruppo I.T.

La costruzione delle infrastrutture della “base” iniziarono nel 1958, in coincidenza con la costituzione negli USA della 3^ squadriglia I.T. “Centauro” (intercettori teleguidati). L’inaugurazione ufficiale delle attività avvenne il 1 agosto 1959 con la presenza dei missili Hercules e Ajax, che hanno testimoniato il decollo di una delle prime Unità missilistiche italiane. Dal dicembre 1959 la base di Cordovado è entrata in linea operativa a presidio del settore Nord-orientale.
Il 3 febbraio 1964 si è realizzato l’insediamento del “4/34th USAAD”, un distaccamento dell’ U.S. Army-559th Artillery Group di Vicenza, avviando così la cosiddetta “base americana”. Nell’ottobre del 1964 la 3° squadriglia I.T. è diventata il 58° Gruppo Intercettori Teleguidati “Condor”. Nella primavera del 1966 nell’ area di lancio è arrivato il primo convoglio di “materiale speciale” (nucleare), iniziando così una complessa attività operativa e di stretta vigilanza, secondo gli standard della NATO. Il 16 giugno 1987 il distaccamento americano ha lasciato definitivamente la base. Nel quadro dei provvedimenti alla progressiva ristrutturazione dell’Aeronautica Militare, il 15 dicembre 2009 il 58° Gruppo IT è stato soppresso. Tutte le attività operative e la missione del reparto sono state trasferite al neocostituito gruppo missili del 2° Stormo di Rivolto, polo missilistico di riferimento della Forza Armata.

Stazione ferroviaria Cordovado-Sesto

La linea Portogruaro-Casarsa, quando venne concepita- fine anni Settanta e primi anni Ottanta del XIX secolo-, era al centro di un ambizioso progetto che la collocava come tratta centrale di una arteria ferroviaria che, partendo da Mestre, via S. Donà di Piave e Portogruaro, avrebbe oltrepassato il nodo di Casarsa, e via Spilimbergo, si sarebbe collegata alla ferrovia “pontebbana” a Gemona. Il collegamento più rapido per il porto di Venezia verso i mercati del centro Europa.
La rilevanza del progetto spiega le motivazioni del grande interesse dimostrato dal sindaco di Cordovado l’ingegnere ferroviario Francesco Cecchini, per far passare la ferrovia per Cordovado, con annessa stazione. Originariamente era previsto un tracciato “a destra del fiume Lemene per Sesto”, appoggiata dai comuni di Sesto al Reghena, Cinto Caomaggiore, Chions e Gruaro. Poi invece prevalse il tracciato “per Cordovado, alla sinistra del detto fiume”, patrocinata dal sindaco di Cordovado e dalle amministrazioni di San Vito, Morsano, Fossalta di Portogruaro e Teglio Veneto. Francesco Cecchini per curare l’iter progettuale rimase a Roma per circa un anno (1886), a sue spese. I lavori di costruzione furono appaltati il 13 gennaio 1886 dal R.Ispettorato Generale delle Strade Ferrate di Roma, con progetto dell’Ufficio Genio Civile di Venezia. L’inaugurazione della linea- km.21- avvenne domenica 19 agosto 1888.
“…in mezzo alla aperta campagna, a vaste e in gran parte ubertose pianure, seminate di casali e di borghi, coperte di vigneti e biondeggianti di spiche, tra un serpeggiare di canali e di acque correnti, che sfuma via via a perdita d’occhio sino a dileguarsi interamente nei vapori della prossima laguna…”(Angelo Menegazzi, scrittore-poeta, in “Le pagine friulane”- “Da Casarsa a Portogruaro in ferrovia”, n.7/1888).

Antica bottega fabbrile Ventoruzzo (secolo XVIII)

Tutto è iniziato a Tolmezzo nei primi anni del 1700 con la tessitura della tela, poi l’attività si è trasformata nella costruzione di carri e attrezzature agricole con l’arrivo a Cordovado, nella prima metà del XVIII secolo. La famiglia Ventoruzzo ha lavorato ferro e legno fino alla fine del XIX secolo, quando per impulso di “mastro” Pietro è stata privilegiata la lavorazione del ferro.
Antica opera fabbrile della bottega è il cancello di palazzo Marzin-Mainardi a Cordovado (1719).
E’ stata importante scuola di apprendistato fino agli anni ’70 del ‘900, quando è stato formato l’ultimo praticante, con la gestione di Celso.
Dopo almeno nove generazioni, l’attività è oggi gestita da Andrea Ventoruzzo.
Medaglia d’oro dell’Unione artigiani del Friuli Venezia Giulia (marzo 1970), come “antica bottega artigianale friulana, dal 1700”.

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