Chiese e Cappelle

Pieve di Sant’Andrea

Antica pieve concordiese, legata al Capitolo della Cattedrale, qualificata recentemente come duomo la vecchia chiesa di Sant’Andrea fu profondamente rimaneggiata o rifatta nel tardo Quattrocento (il portale reca un’iscrizione del 1477). Originariamente ad aula unica, nel Seicento le furono addossate in maniera armonica due navate. L’interno contiene ancora molte parti e suppellettili in legno (pulpito, cantoria), che rendono l’atmosfera della parrocchiale di campagna degli ultimi secoli. Dell’originaria decorazione rinascimentale rimangono cospicue tracce nell’area presbiterale (cuba) e agli altari laterali, tra cui si ricordano dei primi del Cinquecento la Santissima Trinità , il San Martino, i Dottori, evangelisti e profeti, con alcuni interessanti particolari (Orante, Angiolo musico), preceduti tutti cronologicamente dalla quasi scomparsa Madonna con Bambino della lunetta del portale d’entrata.

Oratorio di santa Caterina

Sorto forse nel XIV secolo in località campestre, accanto alla strada, l’oratorio di Santa Caterina si trovò successivamente posizionato al limitare dell’abitato che stava crescendo a Nord del castello, fino a divenire, nel primo Seicento, cappella pienamente urbana dopo la costruzione del Santuario.
Di proprietà privata (originariamente di una Confraternita?), l’edificio fu ornato a varie riprese, fra Tre, Quattro e Cinquecento, da vari pittori, conoscitori delle più aggiornate correnti artistiche del Friuli e del Veneto, che riempirono le pareti con non pochi componenti la corte celeste: Caterina, Giorgio, Giacomo, alcune Madonne, il Bambino, Sebastiano, Rocco, vescovi, sante. Un’ottocentesca pala d’altare ritrae la Titolare con accanto Maria, Gesù e altre Vergini.

Chiesetta di S. Girolamo in Castello

E’ una charta donationis del vescovo Guido de Guisis del 5 giugno 1347. Completamente addossata alla torre portaia nord dell’antico borgo fortificato, ad aula unica rettangolare in mattoni a vista, copertura a capriate lignee, con tetto spiovente in coppi; ha la porta principale assimmetrica rispetto al resto del prospetto frontale, con un rosone eccentrico sopra la porta. Alla parete meridionale c’era un tempo addossato un edificio: prima utilizzato come confraternita, poi diventata una scuola. Sul lato destro della facciata si rilevava la traccia di un dipinto: probabilmente un San Cristoforo.

ed inoltre…

Chiesetta della Madonna di Campagna
Nel luogo dove il 10 marzo 1498 fu autorizzata la costruzione di un capitello per sacre rappresentazioni, padre Stefano da Mantova iniziò a costruire un conventino francescano con chiesetta, intitolati a Santa Maria. Il luogo era in aperta campagna, nei pressi della importante strada, ai confini con le terre sestensi verso Ramuscello. L’edificazione si concluse nel 1526, come riportato nelle mattonelle dell’aula (dai rilievi architettonici dell’abside si propongono datazioni alla prima metà del Quattrocento?). Vi si venerava l’immagine su tela di una Madonna allattante coronata da angeli risalente alla fine del sec. XIV-primi XV di un anonimo Maestro di Cordovado, seguace di Tommaso da Modena (sull’altare oggi c’è una copia dell’originale che è conservato nel duomo nuovo di S. Andrea). L’altare ha struttura lignea e poggia su un’ara di pietra rivestita da paliotto con mensole lignee. Nel 1584 durante una visita del Vescovo venivano nominati ben cinque altari dedicati: il maggiore a Maria, gli altri a S. Antonio, al Cristo, alla Resurrezione, a Santa Maria. E’ conservato un affresco di S. Francesco con lupo, commissionato dal padre guardiano nel 1635, probabilmente per scongiurare il pericolo dei lupi che infestavano, uccidendo, queste zone . La popolarità della chiesa è accertata dai pellegrinaggi che si svolsero in particolare nel periodo tra il 1607 e il 1648 (anche fino a tutto il 1700), e che vengono rilevati dei graffiti sui muri. Nel 1656 il conventino venne soppresso e nel 1659 fu poi venduto a certo Francesco Zurlin per finanziare la guerra di Candia di Venezia contro i Turchi (1644-69). Da questa data sotto l’aspetto religioso la chiesa dipenderà dalla parrocchia di Cordovado, mentre civilmente subirà varie successioni, affittanze e vertenze giudiziarie (dal 1856 passò alla famiglia Zanardini, poi ai Freschi, ora alla famiglia Benvenuto).

Complesso Freschi-Benvenuto – ex convento (Località Madonna di Campagna)
Adiacente alla Chiesa di S. Maria di Campagna, sulla SR. 463 a circa due chilometri dal centro di Cordovado, il complesso dell’ ex-conventino trova origine da un gruppo di edifici tenuto dalla comunità religiosa dei Padri Francescani (frati minori conventuali) già nel XVI secolo. Gli edifici vennero occupati con funzioni di conventino e di granaio o colonia agricola che la congregazione gestiva per la sede provinciale padovana. Durante la Grande Guerra ha ospitato il 4^ reparto dell’ospedale da campo 045 della III^ Armata con una dotazione di 110 letti. Dopo ampi restauri e rimaneggiamenti è attualmente utilizzata sia come azienda agricola sia a uso abitativo.

Chiesa di Sant’Antonio Abate e Gottardo
La località di Saccudello è ricordata come villa distinta da Cordovado già nella bolla di Urbano III del 1186. Alle soglie immediate dell’abitato c’era un bosco impenetrabile, frequentato sovente dai lupi: tra il 1633 ed il 1634 le cinque persone sbranate a Cordovado dai lupi furono aggredite tutte nel tratto che da Saccudello portava ai Feletti di Morsano. La chiesa risale alla fine del ‘600, ha un’aula rettangolare con travi a vista (tre capriate), mentre il presbiterio è quadrato ed è più alto dell’aula, ha il soffitto in calce con motivi a stucco; dietro al coro si trova la sacrestia. La facciata è liscia e priva di simmetria per la presenza di una sola finestra, posta a sinistra della porta d’ingresso, inquadrata in pietra e in alto si apre un occhio ovale. Il campanile, posto sull’angolo destro dell’aula, è costituito da una torre a base quadrata con quattro monofore ogivali e corona merlata aggiunta in seguito. Preziosa la statua di legno policroma di San Nicolò, alla maniera di Domenico da Tolmezzo, restaurata da Angelo Pizzolongo al tempo del restauro generale della chiesetta (1985-87). Nel 1750 l’altare ligneo fu rifatto in pietra dal portogruarese Pietro Balbi, mentre la pala rappresentante Madonna con bambino fra i SS. Antonio abate, Antonio da Padova e Gottardo fu dipinta da Francesco Mestore da S.Marizza di Varmo. Il gonfalone era stato rinnovato nel 1743 e realizzato da Bortolo Serimi (Serini?) da Venezia. Dal 1665 ha ancora attiva una confraternita, originariamente dedicata anche ai SS. Antonio abate, Antonio di Padova e Gottardo.

Chiesetta di Sant’Urbano (Suzzolins – Cordovado)
La villa è ricordata nella bolla di Urbano III del 1186 concessa al vescovo di Concordia Gionata ed è già considerata come entità distinta dalla villa di Cordovado. La chiesetta è stata costruita nel Seicento, poi rimaneggiata nel ‘700 e ‘800 ed è stata restaurata nel ‘900 (anni ’70). L’altare in pietra risale al 1741, con una pala coeva dello stesso che raffigura una Madonna con bambino e SS.Floriano, Eurosia, Gregorio e Luigi Gonzaga di pittore veneziano, imitatore di Sebastiano Ricci. Interessante anche la tela dell’ Ultima cena attribuita a Giuseppe Buzzi, l’opera è stata restaurata nel 1976 da G.C.Magri. Sulla parete di destra è presente un affresco di Madonna con bambino e SS.Giovanni e Paolo (1660), staccato da un’abitazione privata (Saccudello?). L’edificio è pervenuto ai frazionisti dopo vari passaggi di proprietà: Zoppi 1726, Rota 1765, Marzin 1821, Fadelli 1899, Aliprandi 1905. La facciata è liscia con unica apertura della porta e monofora campanaria sul colmo della copertura a capanna. Vi è un unico vano, un’aula rettangolare con soffitto piatto priva di presbiterio; l’altare infatti si trova sulla parete di fondo dell’aula e presenta ai lati due porte che conducono nella sacrestia. Quest’ultima ha una forma a “L”, continuando anche lungo il fianco destro dell’aula fino a una porta; l’ambiente è collegato all’aula tramite una finestra a destra dell’altare.

Chiesa di Sant’Andrea- Duomo nuovo
La costruzione della nuova parrocchiale è iniziata nel 1950 e si è protratta fino al 1966. La chiesa, progettata da Mariano Pittana, in stile romanico-gotico, con facciata a capanna preceduta da un porticato in pietra, è una interessante testimonianza d’arte contemporanea, specie per le opere plastiche, pittoriche e vetrarie del veronese Pino Casarini (1897-1972), che vi lavorò dal 1961. La pala dell’altare rappresenta la Madonna in trono col bambino tra S.Andrea e il beato Tristano d’Attimis, quest’ultimo di madre cordovadese e morto martire in Cina (1707-1748). Sull’arco trionfale c’è l’affresco dell’Ultima cena; l’Annunciazione è invece dipinta nel registro superiore dell’arco che conclude l’abside e la Deposizione sul paliotto dell’altare. L’opera di più ampio respiro spaziale è il Giudizio finale posta sulla parete sopra la porta centrale. Degno di rilievo è il rosone a vetro istoriato della facciata con i Quattro cavalieri dell’Apocalisse, i bronzi del tabernacolo e del portale con le dieci formelle dell’Antico e Nuovo testamento. Al tempio lavorarono il milanese Aristide Albertella per le vetrate istoriate, Giuseppe Scalambrin di Fossalta per il coperchio del battistero, lo scultore Italo Costantini per il gruppo in terracotta della Via Crucis e della Natività (1967-1968), i quattro trittici dei santi (coro) e le cinque formelle di soggetti eucaristici (altare), la croce pendula sopra l’altare. In questo tempio vennero collocate opere dell’antico duomo, tra cui : i SS.Lorenzo, Stefano, Pietro e Paolo realizzate da un giovanissimo Bernardino Blaceo (1530); il suggestivo impianto della Madonna del rosario (1586 circa) di Giuseppe Moretto; la Madonna del Carmine col bambino e i SS. Agata, Margherita, Gregorio ?(Urbano papa), Antonio da Padova e Giuliana di anonimo veneto di fine Seicento; e Nome di Gesù (SS.Filippo Neri e Francesco di Sales adoranti il monogramma di Cristo) di Nicola Grassi del periodo 1730-1740, opera collegata alla omonima confraternita costituita fin dal 1615. Provenienti dal santuario della B.V. si trovano le tele del domenicano S.Antonino di Firenze, la Crocifissione di Baldassar d’Anna, i Vescovi Matteo Sanudo Vecchio e Giovane (anonimo della prima metà del XVII secolo) e il trono processionario della Madonna del Carmine (sec.XVIII). Nella cappella laterale c’è la tela restaurata della Madonna allattante con bambino dell’anonimo Maestro di Cordovado (seguace di Tommaso da Modena), di fine Trecento, proveniente dalla Chiesa di S. Maria di Campagna, e la tela Eterno Padre con angeli.

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